/ Daniela Magrì - Psicoterapeuta
Daniela Magrì
Psicoterapeuta
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riflessioni cliniche


TEORIA E PRATICA DELL'EMDR
18 giugno 2020

In italiano EMDR si può tradurre con “desensibilizzazione e rielaborazione tramite i movimenti oculari”. Attualmente è il metodo terapeutico più validato per il trattamento delle memorie traumatiche. Che sia validato vuol dire che diversi ricercatori, di istituti di ricerca seri, hanno condotto ricerche sulla differenza tra prima e dopo un trattamento ed hanno riportato che è utile ed efficace. Per traumatico si definisce un avvenimento in cui la persona si sia sentita impotente, in pericolo, la cui portata abbia generato una “frattura” emotiva per cui l’individuo è portato a dividere la propria vita tra un prima e un dopo quel particolare evento. L’accento della definizione è messo sulla percezione della persona più che sull’evento in sé perché lo stesso avvenimento può diventare o meno un trauma in due persone diverse. In questo senso possono essere traumatici un incidente, un terremoto, un abuso sessuale ma anche un forte deprivazione emotiva nei bambini. I più piccoli, infatti, essendo per definizione completamente dipendenti da un adulto, sono esposti al rischio di traumatizzazione quando l’adulto di riferimento non è a lungo emotivamente disponibile, come nel caso di figli di madri con una depressione post parto. Quest’ultimo tipo di situazione è particolarmente difficile da indagare, soprattutto se la deprivazione emotiva è avvenuta prima dei 3 anni di età, quando la mielinizzazione (il rivestimento che rende rapidissime le comunicazioni tra neuroni) delle vie corticali non è completa per cui non si possono immagazzinare ricordi completi e ben strutturati. Nei casi in cui si capisce che, alla base di un disturbo riportato da una persona, vi sia un evento vissuto come traumatico, l’EMDR è un sistema teorico e pratico con cui si può condurre una psicoterapia o una parte di essa. La teoria su cui si basa è il modello della elaborazione adattiva dell’Informazione (AIP). Secondo questo modello i ricordi di un evento traumatico restano intrappolati in una rete neurale che non ha connessioni ben formate con il resto del cervello e, di conseguenza, con le informazioni in esso contenute ed elaborate. Una rete neurale è un circuito di neuroni che contengono, nella relazione tra loro, una certa informazione. Le reti neurali di informazioni diverse sono collegate tra loro e questo arricchisce l’informazione, come un ricordo, di tanti aspetti diversi, tra cui quelli emotivi e sensoriali, e del legame con altri ricordi o informazioni. Il ricordo traumatico, secondo il modello AIP, resta incistato in una rete neurale che non ha buoni collegamenti con il resto. Questa mancanza di nessi sani non ne permetterebbe l’elaborazione alla stregua di quanto accade per gli altri ricordi: la traccia mnestica resta intrappolata, magari anche separata dal resto in un modo per cui la persona non ne è neppure cosciente, e agisce senza che la persona se ne renda conto o desideri che lo faccia.  Per questo il trauma può essere riproposto in una forma che può essere più o meno distante dall’evento originario, o può essere ruminato con pensieri ripetitivi ed indesiderati, o si tenta di eliminarne le conseguenze evitando le situazioni che vi riportino il pensiero. L’EMDR agisce su un piano diverso, più corporeo: i movimenti oculari a cui si viene sottoposti spingono il cervello a elaborare il ricordo traumatico senza che si agisca una particolare volontà di ottenere un qualche effetto. Le ricerche a tutt’oggi non sono riuscite a spiegare cosa accade durante la seduta EMDR ma hanno mostrato che, sia a breve che a lungo termine, l’effetto spiacevole dei ricordi trattati sparisce, e di conseguenza vengono meno tutte le strategie che la persona metteva in atto per evitare quell’effetto. Non è né il paziente né il terapeuta a fare qualcosa attivamente: è il cervello che, aiutato dai movimenti oculari, cambia qualcosa. I terapeuti EMDR sono formati con un training apposito che li porta a lavorare in prima persona sui propri ricordi traumatici, per cui l’effetto del metodo viene sperimentato in prima persona prima di essere proposto. L’entusiasmo che l’EMDR provoca, a patto di avere fiducia in quello che emergerà, nella situazione in cui viene proposto e nel terapeuta che lo conduce, è spiegabile solo dal fatto che funziona. L’unica difficoltà che si può incontrare nel percorso è proprio la fiducia, che si può costruire dedicando un po' di tempo e cura alla creazione di un buon legame tra il terapeuta e la persona che chiede di sottoporsi al trattamento.